self publishingChe il mondo dell’editoria stia cambiando, anche il lettore più disinteressato alle dinamiche “tecniche” può intuirlo. In un’epoca in cui la flessibilità è l’obbligo per rimanere a galla, diviene inevitabile che gli autori/scrittori cerchino nuove e più tecnologiche strade per pubblicare le proprie opere, sperando di imporsi al grande pubblico sopratutto grazie al tam tam mediatico. Il self printing o self publishing si afferma così come la novità di settore, la possibilità di lanciarsi nel mondo dell’editoria senza necessariamente passare al vaglio degli editori, un po’ come varcare la soglia d’ingresso di un grande palazzo, passando dalla porticina sul retro e sognando che, prima o poi, qualcuno si accorga della nostra presenza.

Ma cosa è il self publishing? Innanzitutto occorre distinguere fra self printing e self publishing: nel primo caso, parliamo di libri cartacei stampati da sé, seguendo le indicazioni e i prezzi speciali forniti da piattaforme specifiche presenti sul web e, quasi sempre, affiliate a grossi colossi del settore. Il self publishing, al contrario, è l’auto pubblicazione di ebook, quindi di libri in formato digitale, anche se, molto spesso, questo termine viene utilizzato in senso generico per indicare l’auto – edizione, ossia tutte le dinamiche che permettono di bypassare l’attesa, il vaglio e la pubblicazione di un libro da parte di una casa editrice.

In America, terra d’innovazione, il self publishing è una realtà già piuttosto consolidata, realtà che ha permesso a non pochi autori emergenti di crearsi un proprio spazio nell’aggressivo mondo dell’editoria e di diventare, in alcuni casi, dei veri e propri scrittori famosi. In Italia, invece, il self publishing è ancora in fase embrionale, anche se nell’ultimo anno, così come testimoniano i dati emersi durante Editech 2012, l’attenzione che si è posta su questo nuovo mondo è incrementata in misura notevole.

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Sono molte, infatti, le case editrici e i gruppi editoriali che, “fiutato” l’affare, mostrano sempre più interesse verso il self publishing, consapevoli che, in questo modo, vengono aperte nuove nicchie di mercato, non necessariamente fruttuose, vero, ma potenzialmente valide. Considerando l’assioma che “più si scrive, più si legge”, la possibilità accesa a chiunque di poter pubblicare e diffondere la propria opera porta un’apertura di orizzonti diversi, una varietà non sempre di alta qualità che però permette anche ai nuovi lettori di approcciarsi alla curiosità di leggere un libro. Inoltre, se pensiamo che per l’azienda che fornisce il servizio di self publishing il costo è minimo, va da sé capire che tutto il ricavato rappresenta un margine potenziale troppo succulento per poter rinunciare.

Per l’autore, quindi, non resta altro che gestire da sé tutto il processo di self publishing, individuando innanzitutto quale piattaforma possa essere la più adeguata e procedendo con l’edit, l’impaginazione e quant’altro utile per “rifinire” il libro. Ciò comporta, però, una certa dimestichezza con le nuove tecnologie, anche se in rari casi si viene affiancati da alcuni professionisti del settore durante le varie fasi del self publishing, ma questo, in genere, non è la norma.

È poi da tenere in mente che non sempre (anzi quasi mai) esiste una promozione forte dell’opera auto pubblicata, così come non vi sono campagne specifiche di marketing dietro, ma vengono forniti solo alcuni servizi di base, peraltro generici, mentre il tutto si risolve con una auto promozione che, se si è capaci, si può gestire da sé, magari veicolando la propria opera sui social network.

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C’è poi il discorso dei ricavi di vendita per l’azienda e delle royalty che vengono garantite all’autore: queste variano in percentuale rispetto al singolo contratto virtuale che si sta firmando con la piattaforma d’interesse e possono essere più o meno convenienti per l’autore, nonché cedute dopo il raggiungimento di una certa soglia di danaro (ad esempio, “al raggiungimento di 300 euro verranno versate le royalty”)

Il self publishing in Italia

Rimanendo in tono neutrale, diamo uno sguardo su quelle che sono le realtàpiù utilizzate in Italia relative al self publishing:

Ognuno di questi servizi fornisce la possibilità di stampare e/o pubblicare da sé il proprio libro, ma a condizioni molto diverse, sia per quanto riguarda i servizi offerti e la distribuzione, sia per quanto concerne le royalty, che passano da un minimo del 10% fino ad un massimo del 90%.

Alla luce di quanto detto e considerando sopratutto che il self publishing in Italia è praticamente una novità, le considerazioni sulla convenienza o meno di tale strumento restano al vaglio non solo personale, ma anche generico, in quanto solo testando il mercato nostrano sarà possibile capire quale sarà la risposta degli utenti e i margini di ritorno economico e d’immagine del prodotto.

E voi, cosa pensate del self publishing? L’avete mai utilizzato per pubblicare le vostre opere?