editoria a pagamentoContinua il nostro viaggio nell’editoria a pagamento, fra sogni infranti e realtà crudele che attanaglia le speranze degli autori emergenti. Dopo la prima parte di Editoria a pagamento: tanti sogni, troppi inganni, raccontiamo ora la storia di Erin [nome di fantasia, ndr].

La storia di Erin

Erin è una veterana nel mondo dell’editoria a pagamento, non perché ci sia cascata più e più volte, ma semplicemente perché scrive libri da quand’era poco più che una ragazzina, con in testa la classica “malattia dello scrittore”. Sono circa 12 anni che Erin bussa alle porte di tante e varie case editrici, quindi da molto prima che esistesse un movimento di No EAP, e fra le sue e quelle dei suoi colleghi, ne ha da raccontare di storie.

«La richiesta più assurda – racconta Erin – è stata quella della casa editrice Y di Milano, che mi ha chiesto la bellezza di 16 milioni di lire all’epoca. Ma almeno posso difenderla con il fatto che mi avessero inviato una dettagliata scheda di valutazione, il che mi ha dato la certezza che almeno avessero letto il manoscritto».

Il caso più eclatante con l’editoria a pagamento è stato, fra i tanti, quello con la casa editrice Z, che due anni fa era abbastanza in voga fra gli scrittori esordienti e della quale aveva sentito parlare bene. Erin, così, si convinse e inviò il proprio manoscritto. «Dopo quattro giorni mi è arrivata la proposta di pubblicazione con tanto di contratto già firmato da loro (il che significa che la casa editrice è in ansia di pubblicarti) e con tanto di bollettino prestampato per il versamento di 2.500 euro. Nulla di nuovo per me: c’è chi li chiede sotto forma di anticipo “acquisto copie per l’autore”, chi ti dice chiaramente che vuole un contributo perché non se la sente di investire, ma comunque la storia è sempre quella, dai 1500 ai 4000 euro, e se ti lamenti della cifra ti fanno venire pure i sensi di colpa perché il tuo libro ha troppe pagine e richiede la deforestazione del pianeta».

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A Erin, però, la cosa non convinse: troppo poco tempo e troppo entusiasmo. E soprattutto, nel momento in cui lei richiese un confronto telefonico o almeno scritto sulla sua opera, si sentì rispondere che non avevano tempo per lei in redazione. Con l’animo combattivo che la contraddistingue, Erin decise allora di giocare un tiro mancino alla casa editrice Z.

«Li ho lasciati un attimo in sospeso e ho preso un mio vecchio romanzo, l’ho cosparso di parolacce, di frasi senza senso, ho sconnesso i capitoli, alcuni li ho tranciati a metà, ho messo l’ultimo all’inizio, con tanto di titolo “capitolo 63” e ho messo l’incipit alla fine. Ci ho incollato pezzi di articoli di una famosa enciclopedia online e pezzi dell’e-book di un noto autore di libri adolescenziali. Poi poesie di autori famosi, e altro ancora. Insomma – continua Erin sorridendo – ho fatto una confusione assurda: era una cosa non solo non leggibile, ma che conteneva testi impubblicabili perché protetti da diritti d’autore secolari. Ci ho messo un nome a caso e gliel’ho mandato con un’altra mail. Stavolta sono stati addirittura più veloci ed entusiasti: dopo due giorni avevo lo stesso contratto già firmato con tanto di lodi e complimenti. Al che mi sono fatta una bella risata e ho risposto che stavo firmando il contratto e che, come da contratto (da loro già firmato), avrebbero dovuto pubblicarmi quel libro, qualunque cosa ci fosse scritta».

Sono poi volate insulti da parte della casa editrice Z alla nostra Erin, minacce non solo legali, ma anche vere e proprie diffamazioni che avrebbero attuato in pubblico se l’autrice avesse screditato platealmente l’azienda.

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«Tutto questo – spiega Erin – per dire che dietro un editore a pagamento, di solito c’è un libro che non vale nulla, che non viene né letto, né editato, anche se la casa editrice è nota e si fa pubblicità addirittura in tv. E dico “di solito” perché purtroppo in questo schifo capita pure chi magari ha talento, ma si brucia il futuro perché gli editori seri scartano a priori chi ha già pubblicato un libro a pagamento». «Io dopo tanti anni e tanto perseverare – conclude – ho trovato un piccolo editore che non mi ha mai chiesto un centesimo… certo la strada è lunga, ma pubblicare perché si è meritevoli non è impossibile, basta non credere a tutte le fandonie che raccontano questi pseudo editori a pagamento, cosa che, oltre a essere possibile, è senza dubbio più dignitosa».

Cosa bisogna fare, quindi, per diventare uno scrittore, per intraprendere la corsa verso l’Olimpo della letteratura? La risposta, certo, non è univoca. Per qualcuno, infatti, potrà essere più semplice continuare ad alimentare questo tipo di meccanismo dell’editoria a pagamento, con l’urgenza che contraddistingue chi vuole necessariamente emergere. Per altri, invece, l’esigenza di riuscire con le sole proprie forze a portare avanti un progetto è essenziale, certo, non con la sicurezza che il proprio lavoro venga accettato, ma di sicuro con la fierezza del proprio autonomo percorso. Per altri ancora, sopratutto fra coloro che non scelgono l’editoria a pagamento, chiudere il cassetto dei sogni diventa l’unica soluzione possibile dopo tante vicissitudini.

Una scelta difficile, quindi, quasi sempre sacrificata per molti e diversi aspetti, ma che ognuno ha la possibilità e la varietà di poter decidere in autonomia.

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Termina qui il nostro viaggio nel mondo dell’editoria a pagamento, ma se da autori avete avuto anche voi delle esperienze con case editrici del genere e volete condividere la vostra storia con noi, saremo lieti di ascoltarvi.