editoria a pagamentoChi ha un sogno nel cassetto, difficilmente riesce a tenerlo chiuso per sempre: prima o poi, quantomeno una volta nella vita, tenterà di rendere vivo quel desiderio, di realizzare finalmente la propria aspirazione. Chi ha nel cassetto di diventare uno scrittore sa per certo che non solo potrà essere difficile, ma che avrà a che fare anche con una temibile realtà: l’editoria a pagamento.

C’è chi dice che accedere al mondo dell’editoria sia un po’ come entrare nel mondo dello spettacolo, un luogo difficile da penetrare, soprattutto se non si hanno i famosi santi in paradiso. Così, chi vuole pubblicare un libro deve rimboccarsi le maniche e bussare di porta in porta, fino a che non si trova un editore disposto a credere nel proprio progetto. Ma, in un mare talmente vasto come quello dell’editoria, trovarsi fra pescecani può essere quasi all’ordine del giorno: tanti gli inganni, i raggiri, affiancati alla volontà di affidarsi a un marchio più o meno noto, oppure la semplice coercizione della mente che spinge l’autore a credere nelle promesse di un editore a pagamento.

In Italia, nonostante vi sia un movimento conclamato di case editrici No EAP (case editrici che non pubblicano a pagamento), continuano ad essere in netta maggioranza le case editrici che, invece, chiedono soldi agli autori per pubblicare i propri libri. Solitamente questi quattrini vengono chiesti quali “contributo spese”, oppure come una sorta di incentivo a investire da parte dell’autore esordiente, insomma quasi a dire che se non si investe (e quindi crede) per primi nel proprio lavoro, non si può certo pretendere che siano solo e unicamente gli altri a farlo. Una situazione viziosa, quasi incestuosa nei confronti della cultura, che permette la pubblicazione di spazzatura qualsiasi sacrificando la qualità agli altari del dio danaro. Eppure, come un cane che si morde la coda, la voglia di realizzare un sogno, o anche solo un’acuta patologia da narcisismo, convince i più a cedere all’inganno dell’editoria a pagamento, con tutte le conseguenze che poi ne derivano.

Nell’ottica di far luce, quantomeno in parte, sul mondo dell’editoria a pagamento, abbiamo intervistato due autori emergenti che ci racconteranno la loro storia e le proprie esperienze con le case editrici che hanno incontrato. Per diritto di privacy, ricordiamo che i nomi degli autori, così come quelli delle case editrici menzionate, sono di pura fantasia, mentre tutto il resto è assolutamente reale.

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La storia di Marco

Le vicissitudini di Marco con l’editoria a pagamento cominciano esattamente un anno fa, nel settembre del 2011, quando, trovandosi in Italia per motivi famigliari molto seri [l’autore vive e lavora da anni all’estero, ndr], viene contattato da un responsabile di una casa editrice italiana che propone la pubblicazione del suo romanzo.

«Finalmente una buona notizia dopo tante cose negative – racconta Marco. – Non può sempre piovere, mi dissi. E invece…».

Ma Marco crede nel proprio sogno e pone subito in chiaro quelle che, secondo lui, sono le difficoltà oggettive del caso. «Feci subito presente, con estrema onestà, quelli che secondo me potevano essere ostacoli o difficoltà tecniche e cioè che io stesso, in proprio, avevo già provveduto a una pubblicazione e distribuzione “casalinga” di circa 400 copie destinate al mercato locale della mia città natale, e che la vendita stava dando ottimi risultati (dal 9 settembre al 25, giorno del mio ritorno all’estero avevo venduto 150 copie). Feci inoltre presente – continua Marco – che ero interessato di conseguenza a una vendita e distribuzione fuori da detto mercato, perché essendo una piccola città pensai (e non mi sbagliai) che le copie auto pubblicate erano più che sufficienti e che non potevamo aspettarci nulla più da quella cerchia ristretta di amici, conoscenti e conterranei».

C’era poi il problema non trascurabile della non presenza fisica dell’autore, che vivendo all’altro capo del mondo era di fatto impossibilitato a partecipare a eventi che non fossero programmati in largo anticipo. La casa editrice X, però, rassicurò completamente Marco, dicendo che anche altri autori da loro pubblicati risiedevano all’estero e che quindi la situazione era completamente gestibile. Inoltre, X assicurò anche un dettagliato piano di promozione da calendarizzare in tempo e in accordo con le disponibilità dello scrittore stesso.

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Grandi promesse, grossi agganci distributivi e promozione editoriale su tutti i fronti, ma poi arriva il momento di firmare il contratto. «La responsabile – racconta Marco – mi spiegò che era necessario un mio contributo al lavoro di pubblicazione, cosa che non mi sorprese: tale contributo mi sarebbe stato restituito nel momento in cui le prime 500 copie sarebbero state vendute. Dopo varie telefonate e scambi di mail nelle quali mi si esortava ad avere fiducia nel lavoro della casa editrice X e della sua distribuzione, con numerose rassicurazioni sul fatto che 500 copie si sarebbero vendute sicuramente nei primi sei mesi, accettai il contratto. Nello stesso si parla di 800 copie, si parla di distribuzione, promozione, pubblicità e marketing. Mi parve, e credo tuttora che sia normale, che a fronte di più di 2000 euro [2.200 euro, ndr] di “contributo” l’agenzia di distribuzione si facesse carico di tali attività».

Vennero apportate così un paio di correzioni al testo e alla semplice impaginazione, ma da quel momento in poi, quindi una volta ricevuti i soldi, la casa editrice X cominciò a non farsi più sentire. Marco sollecitò più e più volte i responsabili del caso, ma le mail che giunsero sembravano standardizzate, pensate per deviare l’attenzione dell’autore e offrire solo nuove illusioni. Poi, quando i toni si fecero più seri e si parlò di provvedimenti legali, avvenne il classico scarica barile fra le competenze e, addirittura, una volta giunti al vertice della piramide societaria della casa editrice a pagamento X, il responsabile rigirò la frittata condannando Marco e la sua pigrizia nella promozione, così come il fatto di essere impossibilitato a svolgere qualunque azione di marketing poiché l’autore viveva all’estero. Ecco uno stralcio delle varie mail scambiate fra Marco e la casa editrice X nel corso degli ultimi mesi:

Abbiamo inviato email con scheda del suo libro a un database di circa 1000 librerie, abbiamo provveduto al comunicato stampa.
Il suo libro, a oggi, è ordinabile in tutta Italia sia nelle librerie fisiche che on line.
La sua distanza non favorisce la possibilità di fare eventi e presentazioni, purtroppo.
Cordialmente

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Marco poi ci spiega che un famoso autore, avendo letto del suo libro su di un social network, aveva intenzione di acquistarlo. Vivendo all’estero, però, contattò direttamente la casa editrice X per chiedere di inviare a questi una copia del manoscritto. «Scrissi ben tre volte chiedendo che mi dicessero in quali librerie era disponibile il mio libro e sempre ottenni la stessa identica risposta (che poi tale non era) e cioè che era ordinabile in qualsiasi città italiana. Al momento attuale non so ancora in quali librerie sia stato distribuito anche se sospetto che non lo sia stato in nessuna. Chiesi anche che spedissero tre copie a tre persone differenti interessate a leggere e recensire: al momento attuale, dopo tre mesi da tali richieste, solo una di queste persone mi ha confermato di aver ricevuto il libro. E questo costa 2200 euro??».

Leggendo il contratto firmato da Marco, si evince come il mondo dell’editoria a pagamento sia perfettamente concentrato sul mero interesse proprio: basti pensare alla clausola estinzione anticipata che, sebbene possa essere potenzialmente una prassi, in questo contratto rispecchia il pieno potere della casa editrice sull’autore ingenuo.

Qualora l’EDITORE comunichi che, per difficoltà di smercio dell’Opera al prezzo fissato o comunque per difficoltà di ordine commerciale, intenda ritirare l’Opera dal commercio o cederla in omaggio a prezzi ridotti, l’AUTORE potrà acquistarla al prezzo calcolato su quello ricavabile dalla vendita sottoprezzo o ad uso di macero. In questo caso il presente contratto di edizione si intenderà estinto. L’estinzione del contratto non dà diritto ad alcun indennizzo o compenso”.

Ad ogni modo, oggi Marco è in causa con la casa editrice X e pertanto la querelle non è ancora finita, quindi non indaghiamo oltre, ma è servita all’autore ad autodefinirsi “uno scrittore fallito”, un danno per chi, invece, crede in un progetto e ha le carte in regola per realizzarlo.

Sempre in tema di editoria a pagamento, nella seconda parte di questo articolo vi parleremo della storia di Erin e delle sue tragicomiche esperienze con alcune case editrici.